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Il fallimento della ditta individuale - Beni personali



Il fallimento è una procedura legale che può essere avviata quando un imprenditore di una ditta individuale o di una società non riesce a far fronte ai propri debiti. La richiesta di fallimento può essere fatta dall’imprenditore, dai suoi creditori o dal Pubblico ministero. La procedura di autofallimento, ossia la richiesta di fallimento effettuata dagli imprenditori stessi, può essere avviata da chiunque si trovi nella impossibilità di far fronte a un indebitamento eccessivo. Inoltre, gli imprenditori devono dimostrare di non essere riusciti a raggiungere alcun tipo di accordo con i creditori e sono anche obbligati ad avere a disposizione una certa somma che serve ad anticipare i costi che la procedura fallimentare comporta.


Qual è lo scopo del fallimento?


Quando un imprenditore di una ditta individuale si indebita in modo eccessivo, il fallimento ha lo scopo di evitare che si possa semplicemente chiudere la Partita IVA e quindi liquidare l’impresa senza avere prima pagato tutti i debiti contratti. Per questo motivo, lo scopo della procedura fallimentare è quello di elencare singolarmente tutti i creditori insieme all’ammontare dovuto e poi pagarli per quanto possibile anche intaccando il patrimonio personale dell’imprenditore. In altre parole, se necessario, i beni dell’imprenditore possono essere pignorati e messi all’asta in modo da poter essere trasformati in liquidità che andrà poi utilizzata per pagare i creditori. L’ordine e l’entità dei pagamenti da versare ai creditori sono stabiliti dalla legge.


Che succede se non si pagano comunque tutti i debiti?


Una volta completata la procedura fallimentare, se il debitore non è riuscito comunque a far fronte a tutti i suoi obblighi finanziari, il creditore ha diritto a ricevere un documento denominato “attestato di carenza dei beni”, rilasciato dall’Ufficio fallimenti. Questo documento contiene indicazioni sull’entità del debito ancora da saldare e sul fatto che il debitore lo abbia eventualmente riconosciuto. Grazie a questo attestato, per almeno vent’anni il creditore può fare richiesta di una nuova procedura con la quale può chiedere nuovamente il saldo del debito nel caso in cui la situazione economica del debitore dovesse migliorare.


Come si fa la richiesta per ottenere il fallimento?


Per potere avviare un’istanza di fallimento bisogna recarsi presso gli uffici giudiziari del Tribunale per prelevare un modulo che sarà diverso per le ditte individuali rispetto alle società di capitali. In questo modulo vanno indicati tutti i motivi della richiesta e vanno allegati tutti i documenti necessari a dimostrare lo stato dei debiti e quindi dell’insolvenza dell’imprenditore, fra le altre cose. Nel caso di una ditta individuale, questa istanza di fallimento può essere presentata alla cancelleria del Tribunale di persona, indipendentemente dal fatto che siano l’imprenditore o i creditori a fare la richiesta. Questa procedura è necessaria perché il cancelliere abbia la possibilità di verificare personalmente l’identità di chi presenta la richiesta di fallimento e autenticarne la firma. Il Tribunale competente per depositare la richiesta fallimentare è quello in cui si trova la sede principale dell’impresa per la quale si presenta l’istanza di fallimento. Alla domanda vanno anche allegate le ricevute di alcuni pagamenti, una copia dell’ultimo bilancio, un certificato di visura della società e così via.


Quali sono le conseguenze per un imprenditore fallito?


Un imprenditore che ha dichiarato fallimento viene privato della possibilità di usufruire dei propri beni, con l’unica eccezione di alcuni beni considerati indispensabili per legge. In altre parole, tutto ciò che serve al sostentamento del fallito e della sua famiglia come i beni e i diritti di natura strettamente personale, le entrate minime considerate necessarie alla sopravvivenza, ciò che non può essere pignorabile per legge e altro, non può essere tolto all’imprenditore fallito. In caso di necessità, il giudice può anche stabilire l’emissione di un assegno periodico per il fallito e la sua famiglia al fine di garantire il loro sostentamento e le eventuali spese mediche necessarie.
Per quanto riguarda la situazione lavorativa, un imprenditore fallito non ha invece alcun impedimento, nel senso che può avviare una nuova impresa purché sia autonoma e distinta da quella fallita e purché per avviare la nuova attività non siano necessari i beni destinati a pagare i debiti relativi all’impresa fallita. Inoltre, se lo desidera, l’imprenditore fallito può svolgere un lavoro di tipo subordinato, a tempo pieno o in modo saltuario.

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